Antony che corre in gara

La corsa ti può cambiare la vita

Vorrei dimostrare a me stesso che nulla mi può bloccare, nonostante il mio handicap non visibile.

Perché RunToFeelBetter? Voglia di provare a mettersi in gioco senza alcuna certezza, con il rischio dell’ennesimo tonfo, ma d’altra parte senza rischi non si potrebbe andare avanti e sarebbe tutto di una noia mortale.

A spingermi è stato più che altro un consiglio: “Vieni al giorno zero, tutto si può fare con impegno, sudore e dedizione. Io l’ho fatto.” L’ideatore del progetto (Michele Stefani, titolare di Fisiomedical) aveva già provato sulla propria pelle questa esperienza.

Così quel giorno c’ero anch’io, in un angolino, con la speranza di non essere chiamato… e invece eccomi qui, a 9 mesi di distanza e quasi 1.000 km percorsi!

Le mie paure? Tante:

  • paura del fallimento,
  • della fatica,
  • del dolore
  • e della delusione se non ci fossi riuscito,

perché (qui apro una parentesi, che proprio parentesi non è, ma bisogna parlarne) esattamente 23 anni fa mi è stata diagnosticata la sclerosi multipla, una malattia neurologica con un forte impatto sulla qualità di vita e in molti casi invalidante. Fortunatamente non è il mio caso, anche se credetemi, niente è facile come potrebbe sembrare, ma non mi vorrei soffermare troppo sull’argomento per adesso, ne parlo dopo.

Perché non l’ho fatto prima? La risposta è sempre la stessa: paura, paura di fallire, anche perché iniziare da solo un percorso come questo non è semplice; in passato avevo già provato a rimettermi in forma iscrivendomi in palestra con abbonamenti annuali… mai sfruttati, se non per più di 2 mesi, il divano era più comodo. In questi 8 mesi invece sono cambiate molte cose,

io sono cambiato,

peso 10 kg in meno e ho qualche muscolo in più, ma soprattutto è cambiata la mia visione delle cose, ora vedo la possibilità del successo e non più quella del fallimento che, se anche dovesse succedere, mi lascerebbe comunque con la consapevolezza di averci provato. Ma ora non ci penso, la mia presenza sul ponte di Verrazzano, alla partenza della maratona di New York, sarà già un successo.

Difficoltà? Tante.

La costanza soprattutto, con i primi mesi che sono scivolati tra alti e bassi, ma poi in testa è scattata una scintilla, una sfida con me stesso: finire quello che avevo cominciato e arrivare a Central Park. La mia ormai amica (SM) ha provato in tutti i modi a farmi cedere, cadere, sia fisicamente che psicologicamente, ma l’ho combattuta, mi sono curato e sono ripartito più forte di prima.

I benefici sono tanti: le persone conosciute in giro alle gare, il buon umore e la famiglia che si è creata con la mia squadra Run To Feel Better, il mettersi in gioco tutti insieme con le proprie difficoltà e la gioia di quando si raggiungono gli obiettivi.

I traguardi: la mia prima gara, la Stramilano, il mio primo pettorale e la mia prima medaglia al collo dopo tanta fatica quanto sudore; sono arrivato letteralmente strisciando, ma mai e poi mai avrei mollato, volevo quella medaglia e l’ho ottenuta. Poi ancora la nostra prima mezza maratona a Chiavari, c’ero (nonostante la mia salute non fosse così buona) e, anche se non ho finito la gara, ringrazio di esserci stato, veramente.

Spero di mantenere nel tempo lo stesso spirito che ho coltivato durante questo questo progetto; da grande vorrei seguire la mia passione per la fotografia e magari scrivere un libro. Ho capito che niente è impossibile: 8 mesi fa mi spaventava fare 100 metri a piedi, ora ne faccio tanti, tanti di più, e li conto in chilometri.

La maratona di New York

Per raggiungere il mio obiettivo di Central Park ho dovuto rivedere un po’ le cose, non ce la faccio a fare tutti i 42 km di corsa, quindi accetterò quello che più mi ha terrorizzato per tanti anni: la carrozzina.

Farò così per la mia maratona: 2/3 in carrozzina e 1/3 di corsa.

Nessuno mi aiuterà, le mie gambe e le mie braccia faranno tutto. Il mio sogno è portare a termine i percorsi che inizio.

Prendete e utilizzate tutti i mezzi a vostra disposizione, non è una vergogna, è accettare i propri limiti e cercare di superarli.

A chi ha una disabilità vorrei dire semplicemente di non arrendersi mai, di trovare tutto il buono che questa sfortuna ci ha dato e non farsi abbattere da chi non crede in noi e ci da già per sconfitti: possediamo dentro di noi una forza che neanche immaginiamo, bisogna solo trovarla e usarla a nostro favore!

Ne ho sentite di ogni, ma io con il sorriso vado avanti, ancora più forte, perché ho ben chiaro il mio percorso.

Shine on You, Crazy Diamond. Ciao bella gente, un abbraccio a tutti voi.

Antony #tenace

Antony corre in pista seguito dal gruppo

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