I miei primi 22 km…

Io muoio sempre già al primo chilometro, ogni volta inizio da lì a chiedermi se riuscirò ad arrivare in fondo.

Cerco di concentrarmi sui respiri, un po’ alla volta riesco a smettere di pensare, provo a guardarmi intorno, scaccio i pensieri legati alla strada, ai chilometri.

Quando non riesco a correre cammino, sì, faccio parte di quelli lenti, ci sono volte in cui cammino di più, altre meno, mille variabili, il caldo, la stanchezza, i mille acciacchi che sento periodicamente, ma non mi fermo, un passo dopo l’altro proseguo.

Sabato siamo partiti presto, avevamo molta strada da percorrere, una meta da raggiungere.

Sono stata bene fino al quindicesimo chilometro, poi un po’ alla volta sono comparsi il male ai piedi, alle caviglie, alle gambe.

Dal diciottesimo è stata solo sofferenza, il male ai piedi sembrava ingestibile, un passo dopo l’altro sempre più forte.

A sostenere i miei passi il gracidare delle rane, forte, non mi ricordavo più quanto rumore potessero fare, era così tanto tempo che non mi capitava di sentirne tante, tutte insieme che l’avevo scordato.

E le libellule, mi sono persa un sacco di volte a rincorrere quei voli leggeri. Le libellule sono un simbolo importante per me, mi sono detta che tutte quelle libellule lì potevano essere lì solo per accompagnarmi in questo pezzo difficile da affrontare.

Il caldo ha iniziato a farsi sentire, forte sulle nostre teste,ad un certo punto le gambe sembravano non rispondere più ai comandi, nel mentre i tagli sulle cosce e sotto il seno hanno iniziato a bruciare sempre di più.

Acqua finita a due chilometri dalla fine, non so se era l’idea o se era reale, ma il caldo è diventato improvvisamente insopportabile, quei due chilometri sono diventati eterni, provavo a correre, ma sembrava impossibile, i piedi bruciavano, allora camminavo, non che fosse molto meglio.

Chiedo a questo corpo di affrontare sfide notevoli, tenta di ribellarsi ogni volta e io proseguo.

Poi la meta è comparsa, non credo di essere in grado di spiegare le mille sensazioni che mi hanno ribaltato la pancia, sollievo (giuro che un chilometro di più non sarei stata in grado di farlo), gioia pura, orgoglio quanto si può.

Avevo raggiunto il mio obiettivo, ero stata in grado di fare 22 chilometri, in un tempo che i miei amici runner possono trovare ridicolo, quattro ore, ma intanto li avevo fatti tutti.

22 chilometri…….ha un suono bellissimo…..

Erica (Photo by Casey Horner on Unsplash)

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