Running, una scintilla che nasce dentro di noi

Correre è un gesto naturale, una delle prime attività che pratica un bambino dopo aver cominciato a camminare; spontaneamente, corre a braccia aperte incontro alla mamma e al papà, dietro a una palla incessantemente, curioso verso gli animali e a tutto ciò che lo attira.

Quando si cresce la passione per la corsa è un qualcosa che entra in te improvvisamente, come un sentimento che va seguito e costruito gradualmente, senza fretta, ma costantemente nutrito e assecondato per dargli modo di crescere nel tempo in modo solido e integro.

È l’inizio di un lungo viaggio, un’avventura, una melodia fatta di alti e bassi, di bizzarrie del corpo e della mente, ma sempre con l’obiettivo di arrivare al cuore di una vetta, un traguardo della vita da conquistare con il sudore e la fatica dopo aver superato ostacoli apparentemente insormontabili.

La vera passione è quando esci a correre al mattino presto in inverno per goderti il nascere di un nuovo giorno, le tinte dell’alba, il risveglio della natura, degli animali e nello stesso tempo pensare a far quadrare tutti gli ingranaggi della giornata.

Passione è anche correre sotto la pioggia battente, con il viso sferzato dal vento freddo, dopo una pesante giornata di lavoro per scaricarne la tensione accumulata, quando negli allenamenti impegnativi vorresti mollare ma non lo fai, quando stai poco bene e pensi solo a riprenderti subito per poter ritornare in forma.

Non deve diventare un obbligo e non bisogna trovare a sé stessi e agli altri la scusa “Oggi non ho avuto neanche un attimo”, ma più semplicemente avere l’onestà di dire “Oggi non avevo voglia, così è”.

Ma diciamocelo, il tempo se uno vuole lo trova sempre, principalmente deve essere un piacere per stare bene, un qualcosa di spontaneo se non addirittura necessario, che aiuta a liberare la mente e che dà una marcia in più per risolvere i problemi del quotidiano.

Non è una moda, una cosa da fare perchè la fanno gli altri, per seguire il branco, non un supplizio di fatica; può essere un’esperienza da condividere con gli amici, ma è anche uno spazio che ognuno si regala per provare sensazioni in solitudine, apprezzare suoni, percepire rumori e il proprio respiro affannato quando l’andatura e la stanchezza aumentano; imparare a rispettare e capire come un fisico cambia nel corso degli anni sotto la spinta degli stimoli di un allenamento affrontato con costanza e regolarità; scoprire come reagisce, aumentare la sensibilità e la capacità di ascolto di sé stessi, progettare sempre nuovi traguardi e obiettivi possibili per arricchire il proprio bagaglio tecnico e soprattutto personale, umano.

Sono profondamente convinto che a volte sia meglio rinunciare ai tentativi di spiegazione alla base di alcune risposte fisiche e mentali in connessione, perché neanche la scienza è in grado di farlo, possiamo solo accettarlo col cuore.

E ricordiamo sempre che se si finisce una bella corsa, con una giusta percezione della fatica vissuta non eccessivamente oltre i nostri limiti, un benessere di fondo, la mente appagata, dobbiamo essere felici; chiunque pratica questo sport deve sentirsi fortunato ogni volta che si allaccia le scarpe e parte, perchè gli è stata data una possibilità immensa che non tutti hanno e che troppe volte diamo per scontata.

Photo credit: Brian Erickson on Unsplash

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