Fotografia di un modello anatomico del tallone

Tallonite (dolore al tallone) nel runner: sintomi e rimedi

Introduzione

Il termine “tallonite” identifica nel linguaggio comune una condizione infiammatoria-dolorosa del tallone (male al tallone).

La tallonite (chiamata anche “tallodinia” o “talalgia”) è caratterizzata da fastidio e/o dolore al tallone o calcagno e, da un punto di vista medico, è un termine generico che comprende diversi disturbi con cause differenti.

Il dolore al tallone è in genere caratterizzato da una sofferenza di tipo puntorio localizzata nella parte centrale interna del tallone, ovvero dove la fascia plantare, robusta struttura fibrosa che sorregge l’arco plantare del piede, si inserisce nell’osso del calcagno. Quest’osso è il più posteriore tra le ossa del piede ed è il primo che appoggia a terra quando si cammina, per questa ragione subisce dei continui microtraumi.

Il piede umano è un organo il cui scheletro può essere suddiviso in tre sezioni:

  • tarso, che costituisce la parte posteriore,
  • metatarso, la zona intermedia,
  • falangi, la zona anteriore che comprende le dita del piede.

Il tarso è a sua volta costituito da 7 ossa:

  • calcagno,
  • astragalo,
  • scafoide,
  • cuboide,
  • ossa cuneiformi.

Il calcagno è la parte ossea più voluminosa del tarso e ne costituisce la parte postero-inferiore; nel linguaggio comune il termine tallone è spesso considerato sinonimo di calcagno, mentre in realtà il tallone è la parte inferiore di detto osso.

Molte persone, soprattutto quelle che si dedicano ad attività sportiva o svolgono un lavoro che comporti il mantenere una posizione eretta per tempi prolungati, nel corso della propria vita hanno molto probabilmente avuto a che fare con questo dolore.

Il dolore al tallone colpisce generalmente entrambi i piedi, destro e sinistro, con la stessa frequenza.

Questa patologia colpisce prevalentemente gli sportivi che praticano calcio e atletica leggera, corsa compresa.

Anche i bambini possono soffrirne, soprattutto se praticano attività sportiva e sono in sovrappeso.

Cause

La tallonite può essere provocata da vari fattori:

  • Borsite: All’origine della tallonite può esserci una borsite, ovvero un processo infiammatorio che interessa le borse sierose retrocalcaneari oppure le borse sottocutanee, quelle strutture deputate a favorire lo scorrimento delle strutture periferiche del tendine. Le borsiti riconoscono diverse cause, alla loro origine infatti possono esserci problemi di tipo anatomico (spina calcaneare, malattia di Haglund, piede cavo), ma possono anche essere dovute ad allenamenti quantitativamente o qualitativamente errati, oppure ancora a calzature poco idonee o eccessivamente usurate. La borsite calcaneare provoca dolore dietro al tallone (sotto al tendine d’Achille). Questo disturbo è solitamente provocato da traumi o sfregamento con la scarpa.
  • Tendinopatia inserzionale: Alla base della sintomatologia dolorosa che caratterizza la tallonite può esserci una tendinopatia inserzionale, spesso originata da specifiche attività sportive come la corsa e la marcia, la pallacanestro, la pallavolo, il calcio e, più in generale, tutte le discipline in cui vi sia una forte sollecitazione della zona calcaneare.
  • Fascite plantare: Altra patologia che può essere responsabile di notevole dolore al tallone è la fascite plantare; in questo caso la tallonite è dovuta a un’eccessiva sollecitazione del tallone. All’origine di una fascite possono esserci varie motivazioni, su tutte il sovraccarico causato dall’attività sportiva (per esempio a seguito di un indiscriminato e improvviso aumento dell’attività fisica, un aumento del chilometraggio settimanale nella corsa o camminata, …), ma ricordiamo anche una ridotta estendibilità del tendine di Achille, determinate caratteristiche anatomiche o sedute di allenamento eccessivamente veloci e frequenti con calzature non adatte a questo tipo di preparazione. Si deve anche tenere presente che talvolta il problema  deriva dal terreno sul quale si svolgono le sedute di allenamento: le superfici estremamente rigide, come per esempio quelle in asfalto, amplificano il cosiddetto “shock da impatto”, provocando dei microtraumi continui alle articolazioni durante l’appoggio.
  • Fratture da stress: Un’altra causa di tallonite può essere la cosiddetta frattura “da stress”, ossia una frattura ossea non legata a traumi evidenti, bensì a microtraumi ripetuti nel tempo; alcune categorie di persone sono più interessate da questo problema, fra queste vi sono gli atleti e i militari.
  • Patologie metaboliche e reumatiche: Quelle analizzate fino a ora sono le cause più comuni di tallonite, dov’è facile notare che all’origine s’individuano problemi di tipo traumatico o anatomico, ma non si deve dimenticare che la condizione dolorosa del tallone può essere dovuta anche a malattie di origine
    • dismetabolica (come per esempio la gotta, una patologia in cui un aumento della produzione di acido urico, o una sua diminuita escrezione, è all’origine di un progressivo accumulo di cristalli di acido urico che provoca dolorose infiammazioni a livello articolare),
    • reumatica (come per esempio l’artrite reumatoide, l’artrite psoriasica, la spondilite anchilosante, il lupus eritematoso sistemico).

Non vi sono solo patologie dietro l’insorgenza di una tallonite, in alcuni casi il problema va ricercato nelle calzature indossate dal soggetto, soprattutto nel caso di scarpe sportive non idonee; la tallonite è per esempio un problema abbastanza comune nelle donne che indossano scarpe con i tacchi alti (o che passano improvvisamente a scarpe da ginnastica), a causa dell’aumento

  • della pressione esercitata sul tallone,
  • della tensione del tendine calcaneare (più noto come tendine di Achille) e della fascia plantare.

Più Raramente la causa è una botta o un trauma improvviso, come nel caso della distorsione alla caviglia che provoca male intorno a diverse strutture (malleolo esterno, tallone, astragalo).

Fattori di rischio

Tra i più comuni fattori di rischio che predispongono a sviluppare un dolore al tallone ricordiamo:

  • presenza di una sporgenza ossea del tallone che può essere congenita o formarsi successivamente (“spina calcaneare”),
  • sovrappeso,
  • artrosi,
  • terreni non idonei,
  • prolungata attività sportiva, con eccessive sollecitazioni o contusioni della superficie plantare del piede,
  • specifici tumori,
  • alterazioni anatomiche e fisiologiche del piede, come ad esempio:
    • piede piatto,
    • piede cavo (malformazione contraddistinta da una sproporzionata concavità dell’arcata plantare),
    • valgismo o varismo del piede (detto anche piede supinato o pronato), condizioni in grado di provocare alterazioni della postura con conseguente cattivo appoggio a terra del piede e aumento della tensione sulle strutture posteriori o laterali del tallone, della caviglia, del ginocchio, dell’anca;
  • gravidanza (che provoca un aumento di peso e l’adozione di una postura diversa).
  • età (gli anziani sviluppano un’infiammazione al tallone a causa della degenerazione e assottigliamento dello strato di grasso sotto al calcagno che si verifica con l’invecchiamento).

Le attività sportive più a rischio per lo sviluppo di una tallonite sono:

  • calcetto,
  • trekking,
  • basket,
  • pallavolo,
  • atletica leggera,

e in generale tutti gli sport e le attività in cui si sovraccarica particolarmente il piede, anche per esempio in caso di preparazione atletica non adatta o a seguito di una ripresa degli allenamenti molto intensa dopo una lunga pausa.

Sintomi

Il sintomo principale della tallonite è il dolore, avvertito soprattutto al mattino appena il paziente si alza dal letto; durante il giorno può ridursi fino a scomparire, ma quando una persona si alza dopo essere stata seduta per molto tempo il fastidio in genere fa la sua ricomparsa.

Il dolore al tallone può essere accompagnato da bruciore e formicolio in caso di disturbi ai nervi, come nel caso della sindrome del tunnel tarsale o di lombosciatalgia (infiammazione del nervo sciatico che parte dalla schiena e arriva alle dita del piede, tipica manifestazione clinica dell’ernia del disco).

Diagnosi

Il primo passo per una corretta diagnosi consiste nella localizzazione esatta dell’area dolorosa, perché quando il fastidio è concentrato in un punto sotto la pianta del piede (vicino al tallone e all’interno) è più probabilmente causato da:

  • presenza di sperone calcaneare,
  • fascite plantare.

Se il dolore è nell’area posteriore e superiore del calcagno la causa potrebbe essere:

  • tendinite inserzionale del tendine d’achille,
  • borsite calcaneare.

Per diagnosticare una tallonite generica il dolore deve essere localizzato in un area estesa del tallone, tutta la parte inferiore o tutto il perimetro del tallone.

Quando anamnesi e visita non fossero sufficienti, gli esami strumentali più utili sono:

  • radiografia che può mostrare:
    • un eventuale osteofita (piccole formazioni ossee),
    • sperone calcaneare;
  • ecografia per evidenziare un’infiammazione:
    • della fascia plantare,
    • del tendine d’achille,
    • di altre strutture tendinee e legamentose;
  • esami del sangue per controllare il livello di acido urico e anticorpi ANA che servono per diagnosticare una patologia reumatica come:
  • gotta,
  • artrite reumatoide;
  • risonanza magnetica, che tuttavia è solo raramente necessaria, e permette di vedere tutte le strutture del tallone:
  • osse,
  • muscolo-tendinee,
  • legamentose,
  • capsulari.

Rimedi e cura

Una diagnosi accurata e corretta è essenziale, perché proporre soluzioni senza conoscere la causa esatta può risultare controproducente.

Il modo migliore per curare la tallonite è:

  1. Individuare la causa e, laddove possibile, eliminarla.
  2. Risolvere l’infiammazione.
  3. Prevenire le recidive.

Uno sportivo che abbia esagerato con gli allenamenti deve stare a riposo per evitare che l’infiammazione diventi cronica, anche se spesso non è consigliabile il riposo assoluto (leggeri carichi possono aiutare e favorire la guarigione).

Da un punto di vista pratico una tallonite può essere gestita con un periodo di riposo di 15 giorni, monitorando la situazione nei 5-7 giorni successivi. Nei casi più favorevoli la situazione evolve spontaneamente verso la guarigione già dopo la prima settimana; diversamente, se trascorsi 15 giorni non vi siano miglioramenti di alcun genere, è opportuno rivolgersi allo specialista ortopedico che in base alla diagnosi affronterà il problema nel modo che riterrà più opportuno.

La terapia consiste spesso in uno o più dei seguenti approcci:

  • riposo,
  • plantari cosiddetti “di scarico”,
  • fisioterapia, fondata essenzialmente su stretching del tendine di Achille e utilizzo di terapie fisiche.

Fascite plantare

Alcune tra le condizioni più comuni si avvalgono di terapie specifiche; se per esempio all’origine della tallonite vi fosse un’infiammazione della fascia plantare, oltre a una diminuzione drastica del carico di allenamento, può essere indicato intervenire con le onde d’urto o con la fibrolisi. Con la prima metodica è possibile distendere le fibre della fascia plantare, mentre con la seconda si provocano dei microtraumi che vascolarizzano la zona interessata dal processo infiammatorio e la rigenerano.

La chirurgia è ovviamente riservata ai casi di fascite in cui la condizione risulti irreversibile; in questo caso i tempi di rieducazione sono più rilevanti rispetto alle pratiche sopra-esposte.

Tendinopatie

Quando la causa del dolore è tendinopatia dell’achilleo, l’approccio terapeutico varia a seconda che sia presente o meno una degenerazione del tendine; in questi casi sono comunque necessarie almeno due settimane di riposo per valutare il grado di gravità del problema.

Oltre al riposo (anche se in genere non è consigliabile che sia assoluto) altre tipologie di intervento consigliabili sono

  • stretching (quando ben eseguito consente di mantenere la flessibilità dei tessuti),
  • utilizzo di talloniera,
  • mesoterapia,
  • infiltrazioni,
  • fisioterapia,
  • esercizi eccentrici.

Per alcuni pazienti potrebbe diventare necessario un approccio chirurgico.

Borsite

Quando la tallonite è dovuta a una borsite è necessario stabilire se il problema sia di tipo anatomico (malattia di Haglund, piede cavo, …) oppure se alla sua origine vi sia l’utilizzo di calzature non idonee o, ancora, sedute di allenamento troppo intense o errate.

In caso di problemi anatomici è molto probabile che si debba affrontare il problema chirurgicamente, mentre negli altri casi, oltre al necessario riposo (mediamente due-tre settimane di stop sportivo, durante il quale si può intervenire con trattamenti quali crioterapia ed assunzione di farmaci ad azione antinfiammatoria) si dovrà evitare di indossare calzature che possano irritare le borse.

Fra gli approcci a disposizione del medico ricordiamo inoltre:

  • esercizi (propriocettivi e di sensibilizzazione plantare),
  • infiltrazioni con corticosteroidi (associate tuttavia al rischio di indebolire il tendine e le fasce),
  • mesoterapia,
  • ionoforesi,
  • ultrasuoni,
  • crio-ultrasuoni,
  • stampelle se necessario evitare il carico.

Le terapie di mantenimento

Le cosiddette terapie di mantenimento sono da valutare con grande attenzione con personale medico, perché in taluni casi rischiano di aggravare la tallonite.

Per esempio i farmaci antinfiammatori possono dare un sollievo temporaneo, ma da soli non sono in genere in grado di agire sulla causa del disturbo e sono anzi controindicati (possono essere usati, ma solo a riposo) perché, sopprimendo il dolore, consentono un carico che la struttura potrebbe non reggere (pensiamo a una frattura da stress).

Chirurgia

Il ricorso alla chirurgia in caso di tallonite è rarissimo ed è riservato quasi esclusivamente ai casi di borsite e fascite plantare così gravi da essere considerati irreversibili, se non trattati chirurgicamente.

Prevenzione

Qualora si decida di intraprendere un’attività sportiva che comporti la corsa, o comunque importanti sollecitazioni del piede, ci sono importanti fattori da tenere in considerazione per evitare di incorrere in problemi di tallonite:

  • scelta di calzature adeguate,
  • pianificazione di un corretto allenamento,
  • idonea preparazione al gesto atletico da svolgere.

Anche i terreni su cui praticare attività sportiva possono giocare un ruolo determinante per la salute o meno dei nostri piedi.

È inoltre di grande importanza sostituire le calzature sportive (e quelle professionali) se usurate, poiché anche questo fattore può essere di rischio per l’insorgenza di dolori ai piedi.

Anche le semplici passeggiate sulla spiaggia possono essere considerate “a rischio”: camminare o svolgere attività sportiva per molte ore con il piede che affonda nella sabbia non sempre risulta così salutare come spesso si pensa. In alcuni casi proprio le lunghe camminate nella sabbia morbida o una semplice partita a beach volley sono i dati rilevati dalle indagini anamnestiche dei pazienti che si rivolgono al medico per la cura della fascite plantare. Curiosamente, infatti, ogni anno si registra una recrudescenza di questo disturbo soprattutto a cavallo dell’estate, o sul finire della stagione.

 

A cura della Dr.ssa Elisabetta Fabiani

Photo Credit: Photo by Nino Liverani on Unsplash

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